Salve a tutti. L’argomento di oggi riguarda un tema sempre più dibattuto nel mondo dei pescatori da natante e, nel nostro caso da belly boat. Ovvero, se l’installazione di un piccolo motore elettrico fosse una soluzione, o un progetto irrealizzabile.

Ovviamente non siamo i primi a cimentarci in questa “avventura” che, causa forze maggiori, ci ha portati ad un bivio: aumentare il “target”, quindi investire in una piccola imbarcazione, oppure “motorizzate” il nostro FishCat4.

Ora, chi conosce l’argomento saprà che non è stato affatto facile. Stiamo parlando di vincolare una forza motrice su una “ciambella” non rigida e senza alcuna predisposizione. Questo è stato uno dei problemi principali.
Molti progetti, seppur validi, sono stati accantonati già in fase di realizzazione. Comunque sia, la strada è stata lunga ma alla fine siamo soddisfatti della nostra “creatura” e ad oggi, dopo un anno di test vi proponiamo il percorso che ci ha portati alla messa in acqua.

Gli schizzi.

 

   Prima soluzione.

Come dicevamo, alcune soluzioni sono state accantonate per motivi vari. Fondamentale era cercare di creare un supporto che sfruttasse i pochi punti d’ancoraggio che lo stesso belly propone, in modo tale da non mutare il galleggiamento in primis e chiaramente non comprometterne la struttura ( cuciture, camere d’aria, valvole ecc ).

Ci concentriamo sul primo schizzo. Una “S” che sfruttasse il vertice delle due camere d’aria come fulcro. Struttura sulla quale andrà in seguito a gravare il peso del piccolo fuoribordo. Poi bisognava concentrarci sulle forze esercitate e le varie spinte. La “S” infatti si incastra al di sotto del natante tramite un occhiello posto all’estremità inferiore della stessa e due tiranti ancorati agli anelli a “D” sotto la seduta. Optiamo per questa soluzione e ci mettiamo alla ricerca dei vari materiali.

La scelta dei materiali.
Serve qualcosa di resistente come base. La scelta ricade su un lamierino usato per le condutture dei cavi elettrici.
La “S”.
Un po’ di olio di gomito, qualche rivetto e una buona smerigliatrice e, il gioco è fatto. La base c’è. Manca il rivestimento.
Il rivestimento.
Come materiali abbiamo usato una vecchia muta da sub spessa 3 mm piegata a modo e incollata con del neoprene liquido. Nella seconda foto si nota l’aggiunta  sulla parte superiore della “S”, di un fascione in cordura sul quale preventivamente

avevamo cucito uno strato di velcro ( vedi foto ). Questo è il vincolo superiore che andrà ad abbracciare il maniglione da trasporto di cui tutti i belly boat sono dotati.

Il velcro.

 

Intanto che la base iniziava a prendere forma, l’attenzione si è spostata sulla scelta del motore e, sulla sua alimentazione. Per quanto riguarda la forza motrice, bisognava trovare il giusto compromesso peso/potenza.
Per la batteria invece il problema si traduceva in peso/durata. Ora, non ci dilungheremo sullo spiegare che, ovviamente, utilizzando una batteria agli ioni di litio avremmo risolto il problema del peso, ma com’è noto hanno un costo elevato e noi volevamo rientrate in un certo budget. Quindi optiamo per una batteria Zenith AGM DEEPCYCLE sigillata 12V 35Ah del peso di circa 10 kg. Un ottimo prodotto molto usato nella nautica dove si sfrutta il processo di scarica graduale.

 

Per il motore la scelta ricade sullo Zebco – Rhino Cobold 18lb 12V. Piccolo, leggero ( meno di 3 kg ) ed estremamente affidabile. Ormai indispensabile per ultraleggere e belly boat.

Eccolo arrivato. Decidiamo subito di apportare una modifica. Togliamo la testa del timone e tramite uno spezzone di guaina spiralata e qualche altro di termorestringente creiamo una prolunga riportando la pulsantiera per
il controllo di marcia e di moto direttamente in avanti, in modo tale da non girarsi a timonare e usare le pinne per virare.

Modifica del motore.

La pulsantiera viene riportata su una piccola scatolina ip65, utilizzata per gli impianti elettrici da esterno. Verniciata e modificata in modo da ospitare i due input che consentiranno di governare il motore.

La prima fase è andata a buon fine. Il piccolo Rhino è pronto per prendere il largo. E, mentre la batteria fa il suo primo ciclo…

( vi consigliamo di utilizzare caricabatterie e mantenitori di carica validi, a carica lenta. In questo caso un BLACK+DECKER BDV090 Carica Batteria e Mantenitore di Carica, 6 V e 12 V. Corrente in uscita 1,2 A, per batterie con amperaggio
ridotto ) apportiamo le ultime modifiche al supporto. Utilizzando 3 strati di compensato marino dello spessore di 1,8 mm ( al quale abbiamo praticato degli incavi come guida agli occhielli delle viti d’ancoraggio ) opportunamente fissato
in cima alla “S”, creiamo l ‘alloggio al fuoribordo.

Il compensato marino.

Intanto il tempo passa e, la voglia è tanta. Iniziano i primi test ( per ora non in acqua )

 

  I pesi.

 

Ci siamo, il supporto è finalmente completato

Non rimane altro che testarlo e sperare che tutto funzioni.

Per concludere, un paio di considerazioni. È un progetto ambizioso da curare nei minimi dettagli. Il nostro obbiettivo era, rimanere in pesca il più possibile e spostarci, anche di qualche km senza problemi. Contrastando spesso i forti venti che sono
una costante sui nostri laghi. E ci siamo riusciti.

Sperando che questa guida sia utile, vi salutiamo e vi rimandiamo alla prossima.